Pagamento e detraibilità dell'imposta sostitutiva del mutuo

Pubblicato il
02 agosto 2021
Categoria
Comprare Casa

Sin dal 1973, chi acquista casa accendendo un finanziamento deve fare i conti (anche) con l’imposta sostitutiva del mutuo. Una tassa, questa, che non riguarda solamente le case ma viene anzi applicata ad ogni finanziamento con durata superiore ai 18 mesi.

Sebbene gravi su chi ottiene il finanziamento, l’imposta viene versata all’erario dall’istituto finanziario: quando la banca eroga il mutuo, quindi, trattiene una piccola somma che girerà poi allo Stato. Ecco dunque che il mutuatario non deve pensare niente: ogni adempimento in tal senso verrà svolto dall’istituto di credito.

Ma vediamo nel dettaglio cos’è l’imposta sostitutiva del mutuo, a quanto ammonta e in che modo può essere detratta.

Che cos’è e quando si paga l’imposta sostitutiva del mutuo

Introdotta nel 1973 con il DpR n. 601, la normativa sull’imposta sostitutiva del mutuo è stata poi modificata nel 2008. Il suo non è un importo fisso: viene infatti calcolato in percentuale, sulla base dell’importo finanziato e secondo coefficienti che dipendono dalla destinazione d’uso dell’immobile acquistato.

Attualmente, l’imposta sostitutiva del mutuo ammonta:

  • allo 0,25% dell’importo finanziato se il finanziamento riguarda la costruzione, l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile che presenta i requisiti di prima casa;
  • al 2% dell’importo finanziato se il finanziamento riguarda la costruzione, l’acquisto o la ristrutturazione di un immobile abitativo che non soddisfa i requisiti di prima casao;
  • allo 0,25% dell’importo finanziato in caso di mutuo concesso per liquidità (il mutuo di liquidità è un mutuo richiesto da chi ha bisogno di una determinata somma per coprire alcune spese, e non è finalizzato alla ristrutturazione o all’acquisto di un immobile).

Tuttavia, è bene specificare che tale imposta non è obbligatoria. La normativa italiana prevede la possibilità per mutuatario e istituto di credito di applicarla, sin dal 2013. Se si sceglie di non farlo, chi ottiene il mutuo è soggetto alla tassazione cosiddetta ordinaria. E, dunque, al pagamento dell’imposta di registro, dell’imposta ipotecaria e dell’imposta di bollo.

Prima o seconda casa?

L’imposta sostitutiva di mutuo cambia dunque al cambiare della destinazione d’uso dell’immobile abitativo.

Se l’importo del finanziamento ammonta a 100.000 euro, e riguarda una prima casa, il mutuatario riceverà 99.750 euro: la banca verserà allo Stato 250 euro a titolo di imposta sostitutiva.

Se l’importo finanziato riguarda invece una seconda casa, acquistata magari per investimento o come abitazione per le vacanze, il mutuatario riceve 98.000 euro (e la banca ne versa 2.000 allo Stato per assolvere all’imposta sostitutiva).

Se una prima casa diventa poi seconda casa, il mutuatario è tenuto a versare la differenza dell’1,75%. Se si utilizza una dichiarazione mendace, mentendo di fatto sulla destinazione d’uso dell’immobile, oltre a versare la differenza bisogna pagare anche gli interessi e una sanzione del 30% sulla differenza da versare.

In ogni caso, l’imposta sostitutiva del mutuo è detraibile dalle imposte sul reddito.

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