10 canzoni famose dedicate alla bella città di Milano

Pubblicato il
27 luglio 2020
Categoria
Vivere a Milano


Milano, col suo fascino che a volte sembra di ghiaccio e pensa solo al lavoro. Milano coi suoi palazzi all’avanguardia, la sua arte nascosta, i musei, il caos della sua vita quotidiana. Milano e le sue canzoni, quelle dedicate a questa vecchia signora a volte un po’ vintage, ma sempre sulla cresta dell’onda. 

Dalle melodie classiche ai rap, passando per il rock, il pop e l’indie, gli omaggi al capoluogo lombardo sono diversi e tutti immensamente innamorati del suo essere così particolare. Noi abbiamo scelto 10 brani per raccontare Milano, qualcuno anche con toni duri e un po’ scontrosi, ma che nascondono tutti un amore profondo e senza fine per la città meneghina.

Oh mia bela Madunina, Giovanni D’Anzi

Cantata nel 1935 da Giovanni D’Anzi, è diventata un po’  l’inno cittadino. “O mia bela Madunina che te brillet de lontan | Tuta d'ora e piscinina, ti te dominet Milan | Sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man | Canten tucc "lontan de Napoli se moeur" | Ma po' i vegnen chi a Milan”, recita.

Ma come è nata? A Giovanni D'Anzi veniva spesso chiesto, da una parte del pubblico, di suonare canzoni della tradizione napoletana o del Sud Italia. Poi, in una notte d'ottobre, compose questa canzone, che ha anche toni ironici: nasceva così la canzone della Madonnina, per la prima volta senza l'aiuto del suo paroliere di fiducia Alfredo Bracchi. Il testo della canzone è scritto in un milanese semplice, a tratti un po' approssimativo e con qualche italianismo. Ma fa parte del suo fascino.

Milano (Poveri bimbi di), Francesco Guccini 

Nell’album “Metropolis”, dove ogni canzone è dedicata a una città, Guccini pubblica anche “Milano”.  “Poveri bimbi di Milano | Coi vestiti comprati all'Upim | Abituati ad un cielo a buchi | Che vedete sempre più lontano | Poveri bimbi di Milano | Così fragili così infelici | Che urlate rabbia senza radici | Con occhi tinti e con niente in mano | Poveri bimbi di Milano”.

Milano, Lucio Dalla

Milano che quando piange, piange davvero | Milano Carabinieri Polizia, che guardano sereni, chiudi gli occhi e voli via | Milano a portata di mano, ti fa una domanda in tedesco, e ti risponde in siciliano | poi Milan e Benfica, Milano che fatica”. Un altro storico cantante della musica italiana che racconta a modo suo la città italiana più europea, tra malinconia e amarezza

Luci a San Siro, Roberto Vecchioni

Una delle canzoni più intense e commoventi dedicate a Milano, talmente conosciuta che ci sono davvero poche parole per descriverla.

Milano mia portami via | fa tanto freddo e schifo e non ne posso più | facciamo un cambio prenditi pure quel po’ di soldi | quel po’ di celebrità ma dammi indietro la mia Seicento | i miei vent’anni ed una ragazza che tu sai | Milano scusa stavo scherzando | luci a San Siro non ne accenderanno più”.

Porta Romana, Giorgio Gaber

Milano ha un grande legame con Giorgio Gaber. “Porta Romana” è una canzone popolare che racconta la mala milanese e l’ambiente criminale: eseguita da tanti, nessuna rivisitazione regge il confronto con la versione di Gaber.

“Porta romana bella porta romana | È già passato un anno da quella sera | Un bacio dato in fretta | Sotto un portone | Porta romana bella porta romana | In un cortile largo e fatto a sassi, Io fischio | Tu t’affacci alla ringhiera | Poi scendi e il pomeriggio è tutto nostro”.

Il ragazzo della via Gluck, Adriano Celentano

Altro cult dedicato a Milano, uno dei classici più conosciuti della canzone italiana, è questo capolavoro del Molleggiato: “Mio caro amico, disse | Qui sono nato | In questa strada | Ora lascio il mio cuore | Ma come fai a non capire | È una fortuna, per voi che restate | A piedi nudi a giocare nei prati | Mentre là in centro respiro il cemento | Ma verrà un giorno che ritornerò | Ancora qui | E sentirò l’amico treno | Che fischia così…

Milano Milano, Articolo 31

Qui siamo nella canzone moderna: un rap dei milanesissimi Articolo 31, che non fa sconti all’amata e odiata città. “Sei troppo bella per dirti addio | Tu chiami e poi | Noi tutti ubbidiamo e tra chi nomina il tuo nome invano | Ci sono anch’io, | Milano Milano | Milano quando sono lontano voglio tornare | Milano quando ci sono voglio scappare | Il cielo un foglio di rame, per la vivace attività industriale | L’industriale si droga poi vota chi dice che la droga fa male | Ipocrisia nuda come modelle sul cartellone dei saldi fuori stagione in Montenapoleone”.

Il duomo di notte, Alberto Fortis

Un’altra canzone scritta da un cantautore importante, che si è ispirato all’atmosfera notturna milanese, tra tormenti interiori e pensieri sparsi. “Piroette di sabbia e le guglie del Duomo | differenza tra pietra e le voglie di un uomo | che ha per vita una gabbia | liberata dal sesso, gonfia di verità | partorita con gioia nel lontano ricordo | con le doglie sincere di una maternità | che alla luce, di notte, nella piazza e con rabbia | ha donato, confusa, il suo figlio balordo”.

Milano (2000), Alex Britti

Modelle, uffici, dialetti, malinconia: è la Milano raccontata da Alex Britti.In un giorno come tanti, con il traffico nel centro | Con 2 suore che camminano vicine in una piazza, con un grande monumento, con l’America nei bar | Con la moda sempre in festa, con la gente che lavora sempre troppo | E una strana atmosfera di conquista | Con i taxi sempre un po’ incazzati | E i turisti anche loro un po’ di fretta | Con sempre quella strana voglia di andar via perché altrove | Forse, c’è qualcuno che ci aspetta | È Milano, con i suoi 1.000 dialetti | Con le settimane lunghe e con gli uffici \ Con le abbronzature a 100.000 watt | E con la vita appesa a 1.000 sacrifici”.

Vincenzina e la fabbrica, Enzo Jannacci

Una Milano operaia e proletaria in questa piccola perla del grande milanese Enzo Jannacci. “Zero a zero anche ieri 'sto Milan qui | sto Rivera che ormai non mi segna più, che tristezza | il padrone non c'ha neanche 'sti problemi qua. Vincenzina davanti alla fabbrica, Vincenzina vuol bene alla fabbrica, e non sa che la vita giù in fabbrica non c'è, se c'è com'è?”.

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