Ca' Granda di Milano: storia, archivio e sepolcreto

Pubblicato il
14 maggio 2020
Categoria
Vivere a Milano

Sita tra via Francesco Sforza, via Laghetto e via Festa del Perdono, la Ca’ Granda di Milano racconta la storia della città. È un luogo davvero affascinante, questo. Un edificio imponente che, costruito a ridosso della Basilica di San Nazaro in Brolo, è oggi sede dell'Università degli Studi di Milano.

Ma qual è la sua storia? Cosa si può vedere all’interno del sepolcro della Ca’ Granda e perché il suo archivio è così importante? Scopriamolo insieme.

Ca’ Granda di Milano: la storia

La Ca’ Granda di Milano è un progetto del Filarete, architetto fiorentino che - nell’urbanistica rinascimentale - ha giocato un ruolo fondamentale. E che ha firmato anche la ricostruzione del Castello Sforzesco. Voluto da Francesco Sforza nella seconda metà del Quattrocento, l’edificio nacque con un obiettivo ben preciso: ospitare l’unico grande ospedale per la cura dei malati, fino a quel momento ricoverati nei vari ospizi della città. La prima pietra dell’Ospedale Maggiore di Milano fu posata il 12 aprile 1456 e, inizialmente, doveva essere un grande quadrilatero con cortili interni.

Tuttavia, Filarete lasciò Milano prima del completamento dell’opera: il progetto venne dunque proseguito da Guiniforte Solari e - poi - da Giovanni Antonio Amadeo. L’idea di Filarete fu modificata, e l’aspetto dell’edificio adeguato al gusto tardogotico della Milano di quell’epoca. Nel Seicento, poi, a prendere in mano la Ca’ Granda fu l’ingegnere Giovanni Battista Pessina, insieme agli architetti Francesco Maria Richini e Fabio Mangone, e al pittore Giovanni Battista Crespi detto il "Cerano”. A loro si devono il grande cortile quadrato centrale e la chiesa dell'Annunciata. Infine, nell’Ottocento, l’intervento di Pietro Castelli portò alla costruzione dell’ala sinistra, la più recente.

Sino al 1939, l’Ospedale Maggiore rimase in funzione. Poi il Niguarda aprì i battenti, e cominciò ad accogliere i suoi pazienti. Gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943, la Ca’ Granda di Milano è sede dell’Università degli Studi dal 1958. E continua, ancora oggi, a raccontare la storia cittadina.

Ca’ Granda di Milano: l’archivio e il sepolcro

Probabilmente ne avrai sentito parlare: l’archivio della Ca’ Granda di Milano è uno straordinario spaccato di storia milanese. Sotto le sue volte affrescate, accoglie scaffali giganteschi e i ritratti di chi - negli anni - ha elargito donazioni all’Ospedale Maggiore. 

Visitabile in alcune occasioni speciali, l’archivio accoglie nelle sue sale migliaia di documenti storici dell’amministrazione dell’ospedale: dall’Atto di fondazione firmato da Francesco Sforza fino alle lettere di illustri personaggi (Napoleone e Garibaldi compresi), è un vero e proprio tesoro nel cuore di Milano Il sepolcro, invece, è una sorta di cimitero sotterraneo. Si trova accanto all’archivio, sotto alla cripta, e ospita le ossa di circa 150.000 pazienti qui deceduti tra il 1637 e il 1695. 

Se poi volessi visitare il Museo della Ca’ Granda di Milano, è al civico 28 di via Francesco Sforza che devi andare. Qui, nel 2019, è stato inaugurato il percorso permanente "I Tesori della Ca' Granda", voluto dalla Fondazione Ca' Granda Policlinico e sito negli uffici amministrativi del Policlinico. Sebbene non sia tra i musei più noti della città, una visita qui dovrebbe essere d’obbligo: le sue cinque sale ospitano 23 ritratti dal Seicento al Novecento, eseguiti da pittori del calibro di Giovanni Segantini, Francesco Hayez e Mario Sironi. Il pezzo must? Il “Ritratto di Carlo Rotta” eseguito da Giovanni Segantini, unico esempio al mondo di ritratto su commissione realizzato dal pittore.

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