Case di ringhiera: storia degli edifici simbolo di Milano

Pubblicato il
05 luglio 2021
Categoria
Vivere a Milano

Chiamate anche case a ballatoio, le case di ringhiera sono un simbolo di Milano. Sono fortemente legate al fenomeno dell’immigrazione interna, e affondano le radici nell'Ottocento. Perché, diffuse soprattutto nel nord Italia, sono nate proprio per questo: per accogliere chi lasciava il Sud per lavorare nelle grandi metropoli (per molti immigrati rappresentavano la prima soluzione abitativa).

Su ciascun piano, tra due a sei, coesistono diversi appartamenti che s’affacciano sullo stesso ballatoio. Ballatoio che, correndo per l’intero edificio, fa da accesso ai singoli appartamenti. I condomini condividono dunque il balcone, e anche il cortile (laddove un tempo si trovavano i servizi igienici).

Ma cosa sono le case di ringhiera e qual è la loro storia? Scopriamolo insieme.

Cosa sono le case di ringhiera?

Struttura d’edilizia popolare, le case di ringhiera hanno un’architettura “spartana”. Sebbene siano delle piccole star dei social, per via del loro fascino e dei ballatoi generalmente pieni di fiori, hanno facciate spoglie dal lato della strada, prive di balconi e generalmente anonime. Ciò che più di tutto le caratterizza è però il cortile interno, da cui si originano le scale che conducono alle varie unità abitative. Ogni piano ha il suo ballatoio, la cui ringhiera metallica è all’origine del nome.

Le case di ringhiera, a Milano, sono decine di migliaia. Hanno in sé il ricordo delle foto in bianco e nero, con le ringhiere ricolme di panni stesi. Hanno facciate spesso rosse oppure gialle e, se un tempo davano alloggio agli operai, ospitano oggi famiglie di ceti sociali differenti. In genere c’è una vera e propria “caccia” tra i più giovani, per accaparrarsi un appartamento nelle case di ringhiera che sorgono nei quartieri più cool della città (dove possono costare davvero molto).

La storia delle case di ringhiera

Le case di ringhiera, a Milano, cominciarono ad essere costruite quando nelle fabbriche c’era un gran bisogno di forza lavoro. Chi arrivava dal Sud doveva avere la possibilità d’un alloggio, possibilità offerta proprio dalle case di ringhiera. I costruttori, nel realizzarle, dovevano dunque essere veloci: non c’era bisogno di fronzoli e abbellimenti, ma di edifici che potessero ospitare quanti più alloggi possibile.

In questo modo, gli immigrati non erano “costretti” ad andare ospiti da parenti, in case tradizionali, ma potevano cominciare una nuova vita in una casa tutta loro. Tantopiù che ogni casa di ringhiera era una sorta di “comunità” in cui ci si accoglieva e ci si aiutava. Gli alloggi erano perlopiù bilocali comunicanti, con una metratura di circa 50 mq e il soggiorno dal lato del cortile (mentre la camera da letto si affacciava sulla strada), spesso senza acqua corrente e ancor più spesso senza riscaldamento. Ancora oggi, a Milano, sopravvivono vecchie case di ringhiera con wc in cortile o sul ballatoio. Si tratta di case in disuso, oppure ancora abitate ma con gli alloggi ristrutturati e dotati tutti di bagno interno.

Quali sono le case di ringhiera più famose e più belle di Milano?

Sicuramente Cà Longa, poco distante dall’Arco della Pace. Fondata nell’Ottocento come sede di smistamento postale, ospitava stalle, carrozze e cavalli. Oggi è un’ambita casa di ringhiera, con una Madonnina nel cortile a proteggere i suoi abitanti.

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