Storia delle case a fungo e igloo del quartiere Maggiolina

Pubblicato il
19 maggio 2020
Categoria
Vivere a Milano

Tra i quartieri più particolari di Milano, la Maggiolina merita la tua attenzione. Il suo nome deriva dalla Cascina Maggiolina, una vecchia cascina che - un tempo - sorgeva lungo il Seveso. Perché si chiamava così? La sua origine è incerta: sembra che c’entri il cognome dei proprietari della cascina, la famiglia Maggiolini. Ma potrebbe anche derivare dai “magiòster” (fragole, in dialetto milanese) che qui si coltivavano.

Ciò che è certo è che le case igloo della Maggiolina sono davvero originali. Scopriamo dunque insieme qual è la loro storia.

L’architettura e la storia delle case igloo di Milano

A ridosso del Villaggio dei Giornalisti (quartiere della zona nord-orientale di Milano, con eleganti villette di diversi stili e complessi residenziali immersi nel verde), le case igloo della Maggiolina sono state progettate dall'ingegnere Mario Cavallè. Le si trova in via Lepanto, la “via degli gnomi”, laddove un tempo sorgevano anche le case fungo di Milano.

Chiamate anche “case zucca”, queste strane architetture sono un retaggio degli Stati Uniti: è lì che il loro progettista si formò, ed è lì che le case circolari negli anni Quaranta andavano di moda. Piccole e rotonde, le case igloo di Macallè sono 8 (in origine erano 12) e sono tutte datate 1946; sono disposte su due livelli (seminterrato e piano terra) e hanno una superficie di circa 45/50 metri quadrati. Come furono realizzate? Con un sistema a volta, formato da mattoni forati disposti a losanghe convergenti. Sin da subito gli inquilini (ancora oggi sono abitazioni private) scelsero ciascuno la disposizione interna preferita, sebbene quella originaria prevedesse ingresso, bagno, due stanzette e la cucina. Il seminterrato, invece, riceve la luce grazie ai piccoli lucernai ma non è abitabile.

Se oggi due delle case igloo hanno mantenuto la loro disposizione originaria, altre sono state oggetto di ristrutturazione: una è stata ampliata, un’altra è stata trasformata in un grande open space. E, sebbene non si possano visitare in quanto residenze private, anche solo scorgerle dalla strada fa un certo effetto.

Le case fungo di Milano, un antico ricordo

Non solo le case igloo erano quattro in più di quelle che oggi si possono ammirare: fino agli anni Sessanta si potevano vedere anche le case fungo di via Lepanto. Più grandi, queste due abitazioni si sviluppavano su due piani: il piano terra, nel gambo, era più ristretto; il primo piano, nella cappella, più ampio.

Come il nome suggerisce, il loro aspetto era in tutto e per tutto uguale a quello di un fungo. In particolare, a quello della Amanita Muscaria. Al di là della loro innegabile stranezza, le case igloo e le case fungo (poi demolite nel 1965) nacquero con l’idea di fornire una veloce soluzione abitativa alle famiglie milanesi sfollate nel secondo Dopoguerra. Piacquero però talmente tanto alla città che si decise di tenerle, trasformandole in soluzioni abitative permanenti. 

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