L.O.V.E.: storia e significato del dito medio di Cattelan in Piazza Affari

Pubblicato il
18 maggio 2020
Categoria
Vivere a Milano

Il suo nome è L.O.V.E. ma, per tutti, è il dito medio di Piazza Affari: quante volte ti sarà capitato di vederla quell’enorme scultura che, di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa milanese, sembra fare un gestaccio al cielo?

Ecco allora tutto ciò che c’è da sapere sul dito medio di Cattelan.

L.O.V.E., la storia del dito di Cattelan

A Milano la conoscono come “Il Dito” ma, questa scultura in marmo di Carrara alta 4.60 metri (11 se si conta anche il basamento), in realtà si chiama L.O.V.E.

Ovviamente, la sua collocazione non è casuale: Palazzo Mezzanotte è un’opera del periodo fascista, costruita tra il 1927 e il 1932 dall’architetto Paolo Mezzanotte, e la scultura ritrae proprio una mano intenta a fare il saluto romano. Le dita, però, sono mozzate: solo il dito medio è rimasto intatto. Ed ecco che il significato del gesto si ribalta.

Inaugurata il 24 settembre 2010 (l’allora sindaco di Milano era Letizia Moratti), doveva rimanere dinanzi la Borsa solamente per due settimane. Poi, quando prese il potere Giuliano Pisapia, grazie all’intervento dell’Assessore alla Cultura Stefano Boeri si decise di lasciarla lì permanentemente. 

Già iconico di per sé, il dito medio di Piazza Affari è diventato ancor più potente in due occasioni: nel 2013 quando, durante la Fashion Week, gli attivisti di Greenpeace l’hanno vestito con un guanto verde per sensibilizzare il mondo della moda sulle tematiche ambientaliste, e poi nel 2019. La scultura è stata infatti usata per la presentazione della serie evento “La casa di carta”, parzialmente coperta da una maschera.

Il significato del Dito medio di Cattelan

A firmare il dito medio di Piazza Affari è stato Maurizio Cattelan, tra i più famosi (e controversi) artisti italiani. 

Il suo nome, L.O.V.E., è in realtà l’acronimo di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità. Ma quel dito medio alzato fu da molti ritenuto osceno, almeno agli inizi, tanto che il noto critico d’arte Philippe Daverio propose di trasferire la scultura a Bologna, città più spiritosa e dunque più adatta a cogliere l’ironia dell’opera. 

Sebbene sia stata quasi all'unanimità interpretata come un dito medio alzato al fascismo e al mondo della finanza, Maurizio Cattelan non ha mai confermato né smentito tale visione. Si è sempre e solo limitato a dire che, la sua, è un’opera “all’immaginazione di tutti quanti, di quelli che ce l’hanno”.

"Credo che ogni opera assuma un significato diverso a seconda del tempo di cui diventa simbolo. Devo confessare che nel 2010 non mi sarei mai aspettato di riuscire con una sola immagine a predire il futuro politico del Bel Paese: che avremmo visto i fascisti e i promotori del V-day uniti per il governo della nazione non era nemmeno annoverabile nelle mie fantasie più perverse. È la dimostrazione che l’arte va al di là del pensiero dell’artista. Spero che arrivi presto il giorno in cui altri monumenti ci rappresenteranno meglio di quello" ha raccontato Cattelan a L’Espresso. 

Al di là del significato, L.O.V.E. di Cattelan è ormai un’icona della città.

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