Menù di Natale: i piatti tipici della tradizione milanese

Pubblicato il
08 dicembre 2020
Categoria
Vivere a Milano

Nel nord Italia, quando si pensa al Natale, si pensa generalmente al panettone. È questo il dolce milanese natalizio per eccellenza, oggi acquistabile in ogni supermercato d’Italia (e in molti supermercati del mondo) ma dall’origine tutta milanese. 

Tuttavia, i piatti tipici natalizi milanesi sono diversi. Magari sono meno noti rispetto alle preparazioni di altri angoli d’Italia, ma sono ugualmente deliziosi. Oltre che particolarmente ricchi. Scopriamo dunque insieme cosa si porta in tavola per Natale a Milano.

Il cappone, il re del menù di Natale a Milano

A differenza di molte altre regioni italiane, la sera della Vigilia a Milano non vi è alcuna cena. In genere si rimane in famiglia e, se si è credenti, si va alla messa di mezzanotte. La festa vera va in scena il 25, il giorno di Natale, quando si organizza il tradizionale pranzo.

Tutto inizia con gli antipasti, che sono prevalentemente a base di carne e accompagnati da salse e salsine: il culatello di Zibello, il salame nostrano, il patè di fegato con la gelatina, la giardiniera, l’insalata russa, i sottaceti, la mostarda. Quest’ultima, d’origine cremonese e mantovana, è stata in seguito “adottata” dal capoluogo lombardo. In cosa consiste? In una o più tipologie di frutta, trattate con zucchero, miele, mosto oppure senape e da accompagnarsi rigorosamente a preparazioni salate.

Il menù di Natale, a Milano, non ha poi un vero e proprio primo piatto. C’è chi prepara il classico risotto allo zafferano, chi vira sulle lasagne o sulla pasta al forno (non proprio milanesi!), e chi fa una scelta molto più fedele alla tradizione cucinando i ravioli di carne in brodo di cappone. Perché è proprio il cappone il protagonista tra i piatti tipici natalizi milanesi. Pollo maschio castrato, viene in genere lessato proprio per la preparazione del brodo. Fatto arrosto, e accompagnato da diverse salsine, diventa però il secondo delle feste per eccellenza. In alternativa, è possibile farlo ripieno con castagne, noci, pane raffermo e salsiccia a pezzetti (o carne macinata).

Il panetùn, un dolce che tutto il mondo conosce

Esiste Natale in Italia senza il panettone? Probabilmente no (sebbene il pandoro tenga egregiamente il passo). Diffuso da nord a sud, il panetùn (come i milanesi lo chiamano) ha un’origine incerta.

La prima tesi vuole che il falconiere Messer Ulivo degli Atellani, che abitava nella Contrada delle Grazie ed era innamorato di Adalgisa, figlia di un fornaio, si fece assumere come garzone proprio da quest’ultimo. Per entrare nelle grazie del suocero, Ulivo inventò un dolce a base di farina, uova, burro, miele e uva sultanina. Le vendite crebbero vertiginosamente, e il fornaio diede la sua benedizione a quell’unione.

La tesi più accreditata, tuttavia, rimanda a Ludovico Il Moro. Si racconta che il cuoco al suo servizio, incaricato di preparare il pranzo di Natale, si scordò il dolce in forno e lo bruciò. A correre in suo aiuto fu lo sguattero Toni, che riuscì ad inventarsi un impasto con quanto era rimasto (farina, burro, uova, scorza di cedro e uvetta). Doveva essere un dolce improvvisato, ma i commensali lo adorarono. Così, quando il duca chiese informazioni su quel dolce, il cuoco rispose: “L'è 'l pan del Toni (il pane di Toni). Fu così, che nacque il panettone.

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