Ortomercato di Milano: storia, curiosità, riqualificazione

Pubblicato il
19 ottobre 2020
Categoria
Vivere a Milano

Magari ti sarà capitato di passarci davanti, senza farci troppo caso. O magari è tra le tue mete preferite per lo shopping gastronomico: ma quanto conosci la storia dell’Ortomercato di Milano?

Ortomercato di Milano, la storia

Sito in via Cesare Lombroso, l’Ortomercato di Milano è il più grande mercato ortofrutticolo, floreale, di pesce e carne della città (ma è anche il più grande mercato ortofrutticolo d’Italia).

Non sempre, però, si è chiamato così. All’inizio era il Verziere (il verzée, in milanese), centro focale per le spese giornaliere. Pare che - in origine - si trovasse in piazza Santo Stefano, dove poi fu scavato il laghetto e il mercato spostato in piazza Duomo. Nel 1684 trovò spazio in piazza Fontana, chiamata ai tempi Porta del Verziere, per poi essere nuovamente ricollocato nel 1911 in corso XXII Marzo, adiacente lo scalo merci di Porta Vittoria.

Gli ambulanti preferivano vendere la loro merce all’ingrosso, e l’ortomercato divenne effettivamente un mercato di vendita all’ingrosso, ma è dal 1959 che il sabato possono acquistare tutti (ed è infatti questo il giorno in cui viene preso d’assalto dai privati!). Così, diventando il traffico sempre più caotico, nel 1965 il mercato fu spostato nella sua attuale posizione di via Lombroso: della vecchia struttura rimane solo la palazzina Liberty, che ai tempi ospitava il bar dove si svolgeva il Borsino del Mercato: l’accesso è da parco di Largo Marinai d’Italia (parco Vittorio Formentano), e la struttura può essere tranquillamente visitata essendo adibita a location per iniziative culturali e ricreative. 

Ortomercato, tra leggende e futuro

Non si può citare il Verziere senza ricordare la famosa “Colonna del Verzée”, che trova posto in largo Augusto: in granito di Baveno, ha al suo apice il Cristo Redentore ed è stata costruita nel 1580 come ex voto dedicato per il cessazione dell’epidemia di peste. Nel 1860 il suo basamento è stato intitolato ai nomi di tutti i cittadini morti durante le Cinque Giornate di Milano.

Tuttavia, la leggenda racconta altro: si dice infatti che la colona sia stata creata per contrastare le streghe, allo scopo di vigilare e proteggere i cittadini dal loro potere oscuro. Il volto del Cristo era rivolto verso la chiesa di San Bernardino alle Ossa, mentre ora guarda verso via Durini. Si racconta che, moltissimi anni fa, una giovane ragazza e suo padre furono assaliti dai briganti al ritorno da una festa: questi uccisero il papà e rapirono la ragazza, che fu poi salvata ma che si buttò poco dopo dal balcone che sorgeva proprio di fronte al volto di Cristo, per un estremo gesto d’amore. Rattristato da questa tragedia, si dice che il Cristo abbia girato il viso dalla parte opposta.

Entro la fine del 2020, Covid-19 permettendo, Milano avrà il suo nuovo mercato ortofrutticolo grazie al progetto di riqualificazione (già partito): si chiamerà Foody – Mercato Agroalimentare Milano, omaggiando così la mascotte di Expo. Il progetto prevede la creazione di un nuovo Padiglione Ortofrutta, più moderno e innovativo, una nuova piattaforma logistica e un rinnovato Palazzo Affari: questo seguirà una progressiva riqualificazione per divenire un polo per aziende e professionisti italiani e internazionali che operano nella filiera agroalimentare, offrendo spazi lavorativi di smartworking e co-working. Ma si lavorerà anche sulla nuova identità, accompagnando nella comunicazione tutte le attività commerciali dei mercati all’ingrosso di Milano.

I lavori dureranno circa 3 anni, con l'obiettivo di arrivare al 2025 con un rifacimento completo di tutta l'area. 

Durante il lockdown, peraltro, l’Ortomercato si è reso protagonista di una bellissima iniziativa solidale: grazie a “Dispositivo Aiuto Alimentare”,  durante l’emergenza sanitaria sono stati consegnati kit contenenti prodotti agroalimentari freschi alle famiglie milanesi in difficoltà. Un nutrito gruppo di volontari si è avvicendato ogni giorno per rendere operativa la macchina che, durante le 8 settimane di chiusura, non ha mai abbandonato i più bisognosi, realizzando oltre 26.000 kit ortofrutta e distribuendo ben 138 tonnellate di prodotti, con una media di 5 kg per ogni singolo kit, a più di 4900 famiglie.

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