Quartiere ebraico di Milano: cosa vedere nel ghetto milanese

Pubblicato il
04 novembre 2020
Categoria
Vivere a Milano

È una storia relativamente recente, quella della comunità ebraica di Milano. Una storia che comincia nell’Ottocento, con le libertà concesse da Napoleone. 

Inizialmente molto contenuta (nel 1820 contava solo una trentina di persone), ben presto raggiunse le 200 unità. Nel 1866 fu istituito un “Consorzio israelitico” locale, nel 1890 gli ebrei erano 2.000 su un totale di 400.000 abitanti. 

La storia del ghetto ebraico di Milano

La comunità ebraica di Milano si sviluppò dapprima attorno all’oratorio di via Stampa 4, contiguo all'appartamento del rabbino Prospero Moisè Ariani. In via Guastalla fu inaugurato un Tempio, in via Disciplini aprirono le scuole (successivamente trasferite in via Eupili). Poi arrivò la Shoah, che colpì duramente Milano e la sua comunità ebraica: su 896 persone deportate, solamente 50 sopravvissero. I bombardamenti distrussero la sede della DELASEM, che aiutava i profughi ebrei in fuga dai Paesi sotto il controllo del Terzo Reich, e - alla fine della guerra - tutti gli edifici simbolo erano distrutti o danneggiati. Così gli ebrei ottennero in affitto il Palazzo Odescalchi (in via Unione 5) e - solo nel 1953 - poterono entrare nella nuova Sinagoga

Oggi, il quartiere ebraico di Milano sorge nella zona sud-ovest della città. Si estende da via Washington al Piazzale Giovanni delle Bande Nere, e merita d’essere scoperto. Per la sua storia, per la storia della sua comunità. Ma anche perché, qui, è possibile regalarsi un’esperienza gastronomica unica.

Cosa vedere nel quartiere ebraico di Milano

Sei curioso di conoscere la cultura kosher? Il ghetto ebraico di Milano è, ovviamente, il luogo giusto in cui farlo. Tra i principi cardine del cibo kosher vi sono il divieto di consumare carne e latticini nello stesso pasto, e la possibilità di mangiare solo pesci con squame e pinne. Sono banditi gli animali non ruminanti e con lo zoccolo non fesso (non si possono mangiare i maiali, dunque), e gli animali devono essere cucinati da un rabbino qualificato che sappia drenare il loro sangue.

Coi suoi ristoranti e le sue gastronomie, il quartiere ebraico di Milano è il posto perfetto per una cena insolita. E per avvicinarsi a una cultura complessa e affascinante. 

Anche perché, i veri e propri monumenti, non sono immediatamente all’interno del quartiere. Per visitare la Sinagoga, ad esempio, devi andare in via della Guastalla (di fronte all’omonimo parco). E devi prenotare una visita guidata, nei giorni prestabiliti. Mentre, in via Poerio, puoi ammirare la Casa 770 (soprannominata “L’Olandese”, per via di quell’architettura che ricorda i Paesi Bassi). Clone di altre 11 case sparse per il mondo, è sede di eventi che celebrano la cultura ebraica: è infatti la riproduzione della casa newyorchese del rabbino Yoseph Yitzchok Schneerson, acquistata dagli ebrei ortodossi Lubavitcher per dare alloggio al religioso, in fuga dalle persecuzioni naziste.

Il Memoriale della Shoah, invece, sorge nella zona sottostante il piano dei binari della Stazione Centrale: è qui che furono caricati sui carri bestiame i prigionieri in partenza dalle carceri di San Vittore. È il simbolo della deportazione degli ebrei, questo, ed è un tragico pezzo di storia italiana.

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