Storia del Vicolo dei Lavandai sui Navigli di Milano

Pubblicato il
23 giugno 2020
Categoria
Vivere a Milano

Lo amano i cittadini, lo cercano i turisti: il Vicolo dei Lavandai, sui Navigli di Milano, è tra gli angoli più suggestivi della città. Un vero e proprio retaggio del passato, un ricordo di ciò che il capoluogo lombardo era.

Ecco dunque tutto ciò che c’è da sapere sul Vicolo dei Lavandai di Milano.

Vicolo dei Lavandai di Milano: la storia

Per trovare il Vicolo dei Lavandai devi raggiungere il Naviglio Grande: è in un suo anfratto che si trova questo vecchio vicoletto, recentemente restaurato e dal fascino intatto.  

Innanzitutto il nome: lo sai perché si chiama proprio così? In origine, per la verità, era noto come “Vicol di bugandee” (con “bugandee” che derivava da “bugada”, termine dialettale per “bucato”). Dall’Ottocento e fino agli anni Cinquanta del Novecento, gli uomini e le donne hanno portato qui i loro panni da lavare. Con le schiene chinate e i cesti colmi di biancheria, smacchiavano i loro vestiti nel ruscello (“el fossett”, come lo si chiamava). A coordinare il tutto erano per la verità gli uomini: erano loro che, riuniti in un'associazione, assegnavano alle donne i compiti da svolgere.

Del resto, fare il bucato era un’azione da eseguire con estrema cura: i vestiti dei più abbienti dovevano risultare impeccabili ed ecco che - oltre ad essere sciacquati nell’acqua - venivano poi sbattuti con forza su di una tavola in legno (il “brellin”).

Oggi, quest’angolo dei Navigli a due passi dalla Darsena è meta di passeggiate ed è sfondo per suggestivi scatti. Ma è anche (e soprattutto) una romantica cornice per gli innamorati di ogni età.

Il Vicolo dei Lavandai oggi

Oggi, il Vicolo dei Lavandai permette d’ammirare il vecchio lavatoio (grazie anche ad un accurato restauro): la centrifuga di inizio Novecento è ancora lì, al civico 6 del vicolo, mentre la storica drogheria che vendeva spazzole, sapone e candeggina non c’è più (all’epoca si usava il “palton”, una pasta semidensa a base di sapone, soda e cera) . Al suo posto sorge ora un ristorante, l’El Brellin, coi suoi camini e i soffitti a cassettoni. E con la sua atmosfera che rimanda al passato. C’è ancora, ovviamente, il ruscelletto. Che, alimentato dalle acque dei Navigli, regala a questa zona l’aspetto d’un presepe. E ci sono quelle pietre inclinate che venivano usate per strofinare i panni, e che sono ora abbellite con fiori colorati. 

La storia del Vicolo dei Lavandai è legata alla storia della Confraternita dei Lavandai, istituita nel 1700. A proteggerli era Sant’Antonio da Padova, ed è proprio a lui che è intitolato un altare all’interno della vicina Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio.

Ha ispirato poeti e scrittori, il Vicolo dei Lavandai. È stato dipinto dai pittori, ed è diventato meta d’ogni gita a Milano che si rispetti.

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