Teatro alla Scala: 10 curiosità sulla sua storia che (forse) non sai

Pubblicato il
07 maggio 2020
Categoria
Vivere a Milano

È tra i luoghi simbolo di Milano, il Teatro alla Scala. È il principale teatro d’opera cittadino, e tra i più prestigiosi al mondo. 

L’inaugurazione del Teatro alla Scala è andata in scena nel 1778 e, sin da quel momento, l’edificio è stato testimone e custode della storia della città. Conserva in sé le ceneri del Teatro Ducale distrutto nel 1776, è sede di un coro, dell'orchestra, del corpo di ballo, della filarmonica. È come un microcosmo a sé, nel cuore di Milano

La storia del Teatro alla Scala è affascinante. È ricca di aneddoti, è lunga e travagliata. Ma tu le conosci tutte, le curiosità che gravitano attorno a questo luogo leggendario?

L’inaugurazione

L’inaugurazione del Teatro alla Scala è andata in scena il 3 agosto 1778. Fu Maria Teresa d’Austria a volerlo. O, meglio, a volere che fosse realizzato proprio a Milano il teatro più grande del mondo. Perché si chiama così? Perché sorse laddove un tempo si trovavano il Teatro Ducale e la chiesa di Santa Maria alla Scala. La prima opera che andò in scena qui? “L’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri. 

Il lampadario

A disegnare il lampadario centrale fu Alessandro Sanquirico, di professione scenografo. Realizzato a Venezia, monta oltre quattrocento lampadine e può contenere nella coppa che lo ancora al soffitto niente di meno che… un uomo! A dispetto di ciò che si crede, non è tutto realizzato in cristallo di Boemia: le cupolette sono di plastica, per evitare che il suo peso sia eccessivo. In realtà, quello che si vede oggi non è l’originale: è invece una copia perfetta, realizzata a seguito dei bombardamenti della II Guerra Mondiale. E, per pulirlo, ci vogliono ben venti giorni.

Le tendine

Tre le curiosità del Teatro alla Scala, una riguarda i tendaggi. I palchetti erano di proprietà della famiglie, e ciascuna li arredava/addobbava come meglio credeva: era quasi una manifestazione del proprio status sociale. C’era però una regola: la tendina che dà sulla platea doveva esser sempre la stessa. Oggi è rossa, a metà dell’Ottocento era invece azzurra.

L’intervallo

La storia del Teatro alla Scala non è solamente una storia d’opera e di balletti. Nel Settecento, qui, le 700 seggiole della platea (che venivano occupate dai meno abbienti) erano mobili: durante gli intervalli venivano spostate, così da lasciar spazio ai balli e addirittura a gare d’equitazione. Ma non solo: il teatro faceva anche da bisca e, spesso, c’era chi giocava d’azzardo mentre lo spettacolo andava in scena. 

I cappelli

Nel 1881, chi andava al Teatro alla Scala non poteva indossare il cappello (sebbene la moda dell’epoca lo richiedesse, soprattutto per gli uomini). Il motivo? Per gli spettatori delle ultime file potevano essere un fastidioso ostacolo alla visuale.

Fischi o ovazione?

Nel 1919, anche il Teatro alla Scala iniziò a scritturare professionisti dell’applauso o della richiesta di bis: gli uomini venivano pagati 25 lire, le donne 15. Oggi, pur non essendo pagati, i loggionisti proseguono in un certo senso la tradizione con applausi e contestazioni talmente temuti che, alcuni artisti, scelgono di non esibirsi qui.

Il palchetto 13

A chi apparteneva, non si seppe mai. Ma il palchetto numero 13 è decisamente il più originale. Era infatti interamente tappezzato di specchi, disposti in modo da osservare (o forse sarebbe meglio dire spiare) ogni angolo del teatro.

Maria Callas

È ancora oggi una leggenda, Maria Callas (viene chiamata “La Divina” mica per niente). Eppure, tra le curiosità sul Teatro alla Scala, una riguarda proprio lei: Arturo Toscanini, celebre direttore d’orchestra, non amava molto la sua voce. Le preferiva anzi quella angelica di Renata Tebaldi. Tuttavia, la Callas non si arrese e fece di tutto per ottenere un’audizione col Maestro. Che, alla fine, la trovò perfetta per il ruolo di Lady Macbeth (e, no, non era esattamente un complimento).

Giuseppe Verdi

Il 9 marzo 1842 Giuseppe Verdi portò in scena la prima del Nabucco. Il successo fu tale che Bartolomeo Merrelli, l’allora amministratore del teatro, offrì a Verdi un contratto per la stagione successiva lasciando in bianco la cifra. Chiamato a decidere per sé, questo scelse un compenso di 8000 lire austriache, quanto percepito da Vincenzo Bellini per la Norma.

La Piccola Scala

Fino al 2000, all'interno dell'edificio vi era un secondo teatro con 600 posti a sedere: chiamato la Piccola Scala, inizialmente doveva essere impiegato per le opere da camera moderne e per i melodrammi antichi. Inaugurato il 26 dicembre 1955, fu chiuso nel 1983 e poi abbattuto durante la ristrutturazione del 2000.

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