Toro in Galleria: le origini del rito scaramantico da fare a Milano

Pubblicato il
27 novembre 2020
Categoria
Vivere a Milano

La Galleria Vittorio Emanuele II è tra i luoghi più iconici di Milano. È una tappa obbligata per i turisti, ed è tra i posti del cuore dei cittadini. Qui si viene per fare shopping, per bere un aperitivo, per ammirare il grande albero di Natale che ogni anno viene allestito. 

Ma non ci sono solo lo shopping, il buon cibo, l’eleganza: la Galleria milanese è celebre soprattutto per il suo toro. Una leggenda, un simbolo, un rito scaramantico che sicuramente avrai provato a compiere.

Qual è la sua storia? Scopriamolo insieme.

Perché c’è un toro in Galleria?

Strada pedonale coperta, la Galleria Vittorio Emanuele II collega tra loro due tra i principali monumenti di Milano: il Duomo e il Teatro alla Scala. È un luogo straordinario, icona del Rinascimento e dell’architettura in ferro europea.

È qui che la leggenda va in scena. Si dice infatti che, facendo un giro su se stessi per tre volte col tallone destro ben piantato sui genitali del toro, si avrà fortuna. Un gesto scaramantico, certo, che pare fosse originariamente una presa in giro nei confronti di Torino (nel cui stemma vi è proprio un toro): le due città rivaleggiavano, per potere e per prestigio. Del resto, su quella pavimentazione, oltre al simbolo di Milano vennero ritratti i simboli di altre città: Roma con la sua lupa, Firenze con il giglio e Torino col suo toro.

L’origine dell’usanza

Oggi i tre giri sul tallone non hanno un significato particolare, è pura scaramanzia: c’è chi dice serva ai turisti per “garantirsi” un ritorno a Milano, chi pensa stimoli la fertilità delle donne. Nell’Ottocento, i milanesi compivano il rito il 31 dicembre così da augurarsi un buon auspicio per l’anno a venire. 

C’è persino un alone di mistero attorno ad esso: Giuseppe Mengoni, progettista della Galleria, morì cadendo (o forse suicidandosi) dalla cupola della struttura stessa. E se il toro c’entrasse? Se l’architetto avesse compiuto il rito, forse non avrebbe avuto quel destino così tragico? In ogni caso, il giro sui testicoli è una gestualità talmente ripetuta, che periodicamente il toro diviene oggetto di manutenzione.

In realtà, oggi, i testicoli dell'animale neppure sono visibili. Quando la Galleria compì cent’anni, nel 1967, la pavimentazione venne rifatta insieme ai mosaici. Il toro fu ricostruito senza i genitali, probabilmente per scoraggiare gesti poco opportuni. Una decisione che non ha fermato l'usanza.

Non solo in Galleria: Milano ha un altro toro

Molto meno famoso rispetto al  “fratello”, esiste a Milano un secondo toro. Lo si trova in corso Matteotti (all’altezza dei civici 18 - 22), in zona San Babila. Realizzato in bronzo, richiama in realtà la Toro Assicurazioni: era la società a possedere quella che, un tempo, era la Galleria De Cristoforis. Una bella statua, che non è al centro di alcun usanza. 

Al di là del toro, la Galleria Vittorio Emanuele è un po’ la casa dei milanesi. Un luogo del cuore, un “salotto buono”. Un centro nevralgico della vita cittadina, che conserva intatta la memoria del passato.

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