Torre Velasca: storia, notizie e curiosità di uno dei simboli di Milano

Pubblicato il
20 aprile 2020
Categoria
Vivere a Milano

Ha una forma decisamente singolare, la Torre Velasca. È uno dei simboli di Milano, una sorta di “precursore” dei grattacieli. C’è chi la definisce “brutta”, chi si interroga sulla sua storia. Ciò che è certo è che la Torre Velasca non lascia indifferenti e che, dalla fine degli anni Cinquanta, accompagna lo sguardo dei milanesi. 

Ecco dunque tutto ciò che c’è da sapere su questo edificio di piazza Velasca, sito in zona Missori e poco lontano dal centro.

Torre Velasca, storia di un simbolo

La storia della Torre Velasca comincia negli anni Cinquanta: è il 1957 quando la Ri.C.E. (Ricostruzione Comparti Edilizi) commissionò allo Studio BBPR (Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers) la costruzione di un grattacielo in quella piazza Velasca dedicata al governatore spagnolo Juan Fernàndez de Velasco.

Era, quello, un periodo di profondi cambiamenti per l’architettura italiana; i dettami classici iniziavano ad essere rivisitati dai primi architetti moderni, si sperimentava, si rompevano gli schemi. E, in effetti, la Torre Velasca fu a suo modo rivoluzionaria. Costruita in 292 giorni in un’area di Milano distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, è alta 26 piani per 106 metri. I due sotterranei e i primi diciotto piani ospitano uffici e negozi, gli ultimi sei sono residenze private: è per questo motivo, per conferire alle residenze private un maggiore spazio, che l’edificio ha una forma “a fungo”, con la cima più larga e sorretta da travi oblique.

Soprannominato non senza ironia “grattacielo con le bretelle”, il palazzo fu dipinto in un color cemento affinché si armonizzasse con le guglie del Duomo.

La Torre Velasca, i giudizi dei milanesi

“La Torre Velasca” è brutta: la maggior parte dei milanesi l’ha pensato. Quando la Torre è stata creata, ma anche oggi. Inserita nel 2012 dal The Daily Telegraph tra gli edifici più brutti al mondo, in realtà fu scelta da molti personaggi di spicco come loro residenza (Gino Bramieri visse qui a lungo) e fu negli anni ambita da diverse aziende, che la volevano come sede per i loro uffici. 

Tra i rari esempi di architettura post-razionalista brutalista, la Torre gode inoltre di diversi sostenitori. Lo storico dell’arte Philippe Daverio l’ha definita “un assoluto capolavoro”, Mario Bellini e Gianmaria Beretta ne hanno sottolineato l’interesse stilistico. Tuttavia, una visita alla Torre Velasca in genere non è possibile: coi suoi uffici e i suoi appartamenti, non è aperta al pubblico. Ci sono però occasioni speciali in cui apre, con visite guidate che ne descrivono caratteristiche e segreti.

Non sarà certo il palazzo più bello di Milano, quest’edificio sito all’inizio di corso di Porta Romana. Che, ritratto in diversi film (da “Il Vedovo” di Dino Risi a “Durante l’estate” di Ermanno Olmi, fino alla serie televisiva “1992”), è stato di recente acquistato dal gruppo immobiliare statunitense Hines. E ha raggiunto un piccolo primato: nella ricerca effettuata dalla piattaforma turistica Musement, è risultata essere l’edificio brutalista più instagrammato del mondo.

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