Via Lincoln: storia del villaggio operaio di Milano con le case colorate

Pubblicato il
23 maggio 2020
Categoria
Vivere a Milano

Forse ti sarà capitato di passeggiarvi, forse ne hai solo sentito parlare: via Lincoln, a Milano, è un luogo incantato. Una viuzza di case colorate, che ricorda un po’ Portobello Road. O forse Burano. Ciò che è certo è che, proprio, passare inosservata non può.

Scopriamo dunque la storia del “Quartiere Arcobaleno” di Milano.

La storia delle case colorate di Milano

Sono infiniti, i nomi di via Lincoln a Milano: villaggio operaio, quartiere operaio, quartiere delle case giardino. La sostanza, però, non cambia: la zona sita tra piazza Cinque Giornate e piazza del Tricolore è davvero un angolo inatteso della città.

La storia del Quartiere Arcobaleno di Milano comincia nel 1879 con la fondazione della Società Edificatrice Abitazioni Operaie (SEAO), una cooperativa operaia dal progetto ambizioso: creare piccole abitazioni a prezzi accessibili, in una sorta di “città ideale” esteticamente piacevole ma soprattutto funzionale per i suoi abitanti. Così, tra il 1884 e il 1892, su di un’area dismessa delle ferrovie di Porta Vittoria nacque un quartiere “idilliaco”, un villaggio a misura d’uomo con orti, villette e giardini. O, almeno, ne nacque un abbozzo: il resto del quartiere non fu mai completato, e via Lincoln è tutto ciò che ne rimane.

Passeggiare per il quartiere operaio di via Lincoln a Milano significa ora passeggiare in un arcobaleno di colori, sfiorando villette ciascuna col suo cortile privato e con la sua facciata dalla tinta pastello (ci sono case lilla e case azzurrine, case gialle, rosa o arancioni). Una pittoresca tavolozza, che fa dimenticare - almeno per un po’ - d’essere a Milano.

Via Lincoln oggi

Nella seconda metà dell’Ottocento, a Milano si decise di abbattere la stazione ferroviaria di Porta Tosa (sostituita nel frattempo dalla Stazione Centrale). La Società Edificatrice Abitazioni Operaie chiese dunque al Governo la possibilità di acquistare una parte dell’area, ma le fu proposta un’altra soluzione: comperare tutti i suoi 100.000 metri quadri. L’allora presidente della SEAO, Riccardo Pavesi, accettò: si poté così concludere l’affare, versando 270.120 lire.

Non esisteva, all’epoca, il concetto di “casa popolare”: quelle proposte dalle cooperative edilizie erano l’unica soluzione, per acquistare / affittare casa ad un prezzo “calmierato”. L’idea della SEAO era questa: poiché bisognava trovare una soluzione (gli affitti liberi avevano prezzi tali che, agli operai, rimaneva in mano poco o niente), si sarebbero potuti mettere insieme gli affitti che gli operai pagavano per edificare case a buon mercato.

Poi, il progetto di una città ideale sfumò. E lo Stato vendette le abitazioni di via Lincoln: ora, il quartiere è tra i più esclusivi della città, vicino a piazza del Duomo e con villette di ampia metratura (le più piccole misurano circa 150 metri quadri), tutte col giardino. Una piccola Notting Hill, insomma. Un luogo fuori dalle solite rotte turistiche, ma anche un po’ fuori dal tempo. Dove venire a passeggiare è straordinariamente bello. 

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